sabato 24 dicembre 2011

Articolo 18: ecco cosa prevede la norma contro i licenziamenti facili

L’articolo 18 dello Statuto del Lavoratori è da sempre al centro delle attenzioni da parte delle diverse “fazioni” politiche. Se da un lato è considerato una straordinaria conquista sindacale, in questi ultimi tempi sono aumentate le voci di dissenso alimentate dalla convinzione che sia un forte ostacolo alla crescita delle aziende italiane e per il numero crescente di coloro che si ritrovano “scoperti” dalla sua protezione (disoccupati, giovani e precari). Dopo oltre quarant’anni di vita e molti tentativi di modifica, tutti andati in fumo, vediamo sinteticamente di cosa stiamo parlando.
L’articolo 18 è una norma entrata in vigore nel nostro paese con l’approvazione della legge n. 300 del 28 maggio 1970 (meglio nota come Statuto dei Lavoratori) che tutela i diritti e le libertà fondamentali di chiunque operi alle dipendenze di un’azienda con un contratto a tempo indeterminato
, anche part-time.

L’obbligo di Reintegro

L’articolo 18 vieta ai datori di lavoro di licenziare il dipendente “senza una giusta causa o un giustificato motivo”. Se il licenziamento non è dovuto a valide ragioni ma soltanto a motivi discriminatori, infatti, viene automaticamente dichiarato nullo dal giudice, che impone al datore di lavoro di reintegrare il dipendente al suo posto, con le stesse mansioni e la stessa retribuzione che aveva in precedenza.

Il limite dei 15 dipendenti

Le imprese con meno di 15 dipendenti sono esonerate da questa norma. Se l’azienda che ha effettuato il licenziamento ingiusto risulta avere meno di 15 addetti (o meno di 5 nel caso di un’impresa agricola), il datore di lavoro non è obbligato ad effettuare il reintegro del dipendente, ma può liquidargli un semplice indennizzo, pari a 15 mensilità di stipendio.

L’erogazione del risarcimento in denaro potrebbe avvenire in teoria anche da parte delle imprese che superino tali requisiti dimensionali a condizione tuttavia che sia il dipendente ad esprimere il suo consenso ad un tale trattamento. In tal caso il dipendente ingiustamente licenziato può scegliere se ritornare al proprio posto o se prendersi l’indennità e l’imprenditore deve necessariamente attenersi alla sua volontà.

È importante notare che il limite dei 15 addetti non riguarda l’intero organico di un’azienda, ma soltanto quello delle “singole sedi, uffici, filiali stabilimenti o reparti” o l’insieme di tutto il personale impiegato complessivamente dall’ impresa in un singolo Comune. Dunque, se un’azienda occupa nel complesso più di 15 persone, ripartite però in differenti unità produttive e in Comuni diversi, può essere esentata dagli obblighi di reintegro previsti dallo Statuto dei Lavoratori.

Le eccezioni

Le norme contenute nell’articolo 18 non si applicano ai i licenziamenti di chi lavora nel sindacato. La legge n. 108 del maggio 1990 esonera infatti dall’obbligo di reintegro del dipendente “tutti i datori di lavoro che svolgono senza fini di lucro attività di natura politica, sindacale, ricreativa, culturale, di istruzione o religiosa e di culto”.

La discussione politica

“Non ho in mente nulla in particolare che riguardi l’articolo 18. Siamo aperti a ogni tipo di discussione. E in ogni caso c’è tanto da fare sul mercato del lavoro prima di arrivare lì. È un inciso che arriva per ultimo”. E’ questo quanto ha affermato a Porta a Porta, il ministro del welfare Elsa Fornero sulla riforma del mercato del lavoro. Ora la prima emergenza, anzi, la prima e unica preoccupazione per il ministro, sono “il lavoro e la creazione di posti. Bisogna rimettere in moto l’occupazione”.

Nessun licenziamento facile in vista quindi per il governo Monti e nessuna modifica all’articolo 18. Almeno per ora. La Fornero si è comunque detta “angosciata quotidianamente dalle richieste di crisi aziendali e dalle domande di cassa integrazione in deroga”. Motivo per cui bisogna “fare in modo che le aziende tengano i lavoratori e offrano lavoro, a cominciare dalle donne e dai giovani“. Su un aspetto, però, è stata molto chiara: “non è con i soldi pubblici che si possono creare posti di lavoro, ma con un’economia sana: con imprese, piccole e capaci di stare sul mercato ed è questo il modello cui dobbiamo tendere con l’aiuto del sindacato“.

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