giovedì 28 giugno 2012

Riforma del lavoro 2012, ecco cosa cambia con la nuova legge (economia)


Dopo un lungo percorso la riforma del lavoro 2012 è diventata legge. La Camera, con 393 si, 74 no e 46 astenuti, ha approvato in via definitiva il testo della riforma del mercato del lavoro ( vedi post interno ) che diventa così legge dello Stato. Una legge a dir poco importante quella appena approvata che, sicuramente cambierà il modo degli Italiani di vedere il mondo del lavoro che, continuerà a trovare sostenitori e oppositori e, sarà oggetto di discussioni per lungo tempo.
Quella che è stata ribattezzata riforma Fornero, almeno sulla carta, cambierà il rapporto che ognuno di noi ha con il mercato del lavoro nel nostro. Per affrontare la crisi economica e l'evoluzione mondiale, il nostro Paese aveva urgente necessità di modifiche sistematiche ad una struttura considerata iniqua e troppo rigida. E' arrivato il momento di chiedersi due cose: come si rinnova il sistema Italia con le norme volute dal governo Monti? Ma soprattutto, la riforma riuscirà ad ottenere gli obiettivi prefissati?
Lo scopo dichiarato, fin dai primi giorni di insediamento del nuovo ministro Elsa Fornero, era quello di rendere più flessibile il mercato del lavoro, dicendo addio per sempre al concetto (antico, secondo lei) di posto fisso. Aprire l’Italia alle nuove regole di competizione internazionale, dove l’incertezza è bilanciata dalla ricchezza di possibilità. Insomma, se da un lato era necessario razionalizzare e rendere meno difficile licenziare (soprattutto in periodo di crisi), dall’altro non si potevano certo cancellare diritti stratificati da decenni.
Tenendo fede al concetto di flessibilità, attraverso i vari processi di bozza del testo di legge sono state introdotte novità destinate ad aprire un nuovo corso nel mondo del lavoro italiano. Il governo ha cercato di mettere ordine tra le varie forme contrattuali attualmente esistenti in Italia, eleggendo il tempo indeterminato a contratto principe e rendendo più “costosi” per le aziende gli altri. La flessibilità verrà declinata sia in ingresso che in uscita: apprendistato e licenziamenti diventando così due facce della stessa medaglia, attutite entrambe dai nuovi ammortizzatori sociali.
Inutile ricordare che la riforma del lavoro serviva anche a calmare i partner europei rassicurandoli sulla capacità del governo di agire e portare il Paese sulla strada del rinnovamento. Fuori dalla crisi con un piano che fosse a lungo termine. Allora come ha reagito l’Unione Europea alla lettura del testo definitivo approvato dalla Camera? Bene, almeno a giudicare dalle parole del presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, che si è congratulato con Monti parlando di una riforma che “manda un forte segnale sulla determinazione in corso in Italia per risolvere i seri problemi strutturali che hanno per lungo tempo impedito al paese di sviluppare tutto il suo potenziale. Un passo chiave per sostenere l’occupazione e creare opportunità di lavoro per i giovani”.
Nelle prossime pagine, quindi, andremo a sviscerare quelli che sono i temi più importanti (e caldi) della riforma del lavoro 2012. Nello specifico, vedremo cosa cambia per chi si affaccia solo ora al mondo del lavoro, come sono stati rivisti i diversi tipi di contratto già esistenti nel nostro sistema, e infine cosa ha previsto il governo in merito alle modifiche dell’Articolo 18, alle regole sui licenziamenti e agli inevitabili ammortizzatori sociali.


Sommario
  1. Riforma del lavoro 2012: cosa cambia
  2. Ingresso al lavoro: apprendistato e stage
  3. Come cambiano i contratti
  4. Licenziamenti e ammortizzatori sociali

Nessun commento: