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domenica 13 maggio 2012

Con il decreto legge 52/2012 al via la spending review (tg24)

L’8 maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legg  52/2012 sulla spending review.
Prima di analizzare novità e limitazioni attuative di tale decreto però, riteniamo opportuno soffermarci sul significato di questo termine che sempre più di frequente compare nei notiziari economici. La spending review inoltre, sta diventando sempre più oggetto d’interesse dei contribuenti italiani e ad avvalorare tale tesi ci sono anche le 95.000 segnalazioni pervenute al Governo attraverso il sito ufficiale. Le suddette segnalazioni sono state inviate in accoglimento dell’invito fatto dal Governo stesso ai cittadini a inviare consigli e suggerimenti circa le spese pubbliche da tagliare e ridimensionare.


Cosa s’intende con il termine spending review?
La traduzione letterale di tale termine significa “revisione di spesa” e rappresenta l’attività finalizzata a monitorare ed esaminare i vari capitoli della spesa pubblica al fine di:
- perseguire un’ottimizzazione delle risorse finanziarie disponibili;
- eliminare quelle voci di spesa ritenute superflue;
- riordinare e catalogare le spese in ordine di priorità;
- individuare e rettificare le voci del bilancio pubblico che presentano delle dispersioni di denaro;
- rendere più efficiente l’intero sistema pubblico.
In buona sostanza quindi, attraverso la spending review, il Governo intende revisionare le varie voci che costituiscono la spesa delle Amministrazioni Pubbliche al fine di massimizzare l’efficienza, evitare l’inutile dispersione di risorse monetarie preziose e sostenere la crescita e lo sviluppo del Paese.
Durante il Consiglio dei Ministri tenutosi il 30 aprile 2012, il Governo Monti ha fregiato Enrico Bondi della nomina a Commissario per la razionalizzazione della spesa per l’acquisto di beni e servizi affidandogli il compito di analizzare, esaminare e gestire la famosa spending review.


Collegandosi al sito del Governo http://www.governo.it/GovernoInforma/spending_review/index.html, 
oltre al modulo online preposto per inviare i propri suggerimenti, c’è anche una sezione in cui si esplicitano alcuni concetti fondamentali che riassumiamo brevemente di seguito.
In questo comunicato il Governo suddivide la “spesa pubblica rivedibile ” in due categorie:
- spesa pubblica rivedibile nel medio periodo (pari a 295 miliardi di euro);
- spesa pubblica rivedibile nel breve periodo (quantificata in 80 miliardi di euro).
La riduzione delle pubbliche spese prevista per il 2012 (prendendo a riferimento l’arco temporale che va dal 1 giugno 2012 al 31 dicembre 2012) è pari a 4,2 miliardi di euro.
Se dividiamo tale cifra per 7 (che sono i mesi che compongono l’arco temporale di riferimento) e moltiplichiamo il risultato per 12, otteniamo la base annua pari a 7,2 miliardi di euro.
Tale base annua corrisponde esattamente al 9% degli 80 miliardi di spesa pubblica definita dal Governo “rivedibile” nel medio periodo.
Una volta chiarito cosa s’intende con il termine spending review e dopo aver palesato la linea che il Governo intende seguire per perseguire i suoi obiettivi, ritorniamo al decreto legge 52/2012 pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 maggio 2012.
I provvedimenti fondamentali su cui si fonda il decreto riguardano principalmente gli acquisti pubblici e gli appalti e possiamo riassumerli in:
- rispetto obbligatorio dei parametri Consip nell’acquisto di beni e servizi;
- annullamento d’ufficio delle proposte d’acquisto ritenute poco favorevoli;
- apertura pubblica delle buste nelle gare d’appalto condotte e vinte secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Tali provvedimenti sono attuativi e validi per tutte le Pubbliche Amministrazioni e sul rispetto delle nuove norme previste dal decreto legge è chiamato a vigilare il Commissario Enrico Bondi. Alcune eccezioni sono previste per Camera, Senato, Quirinale e Consulta che sono escluse dall’intervento governativo di ridimensionamento della spesa poiché tutelate da un’autonomia costituzionale inalienabile. Le Regioni, invece, pur godendo di una propria autonomia, saranno incluse nell’operazione di spending review.
Entriamo nel vivo del discorso e analizziamo nello specifico i fenomeni che si pongono alla base del piano d’azione governativo.
Per quanto concerne gli acquisti di beni e servizi, il decreto legge intende porre fine all’attuale consuetudine secondo la quale ogni amministrazione esegue i propri acquisti sempre dai soliti fornitori scegliendoli sulla mera base della conoscenza. Quest’abitudinario comportamento, a parità di beni e servizi acquistati, determina una sostanziale differenza nel prezzo finale corrisposto. 
Da oggi in poi quindi, le Pubbliche Amministrazioni per acquistare i beni e i servizi dovranno rifarsi ai criteri di qualità e prezzo stabiliti dalla Consip. Anche i servizi telematici offerti dal Ministero dell’Economia sono resi accessibili a tutti semplificandone le procedure.
Riguardo agli appalti, si tenta di rafforzare il concetto di trasparenza, prevedendo l’apertura pubblica delle buste nelle gare d’appalto.
Non c’è nulla di definito, infine, per quanto concerne il compenso riservato al commissario Bondi a titolo d’indennità. Il decreto legge si limita a rimandare a un futuro Dcpm sia la definizione della durata dell’incarico (che non dovrà in ogni caso superare i 12 mesi), sia la quantificazione dell’indennità da corrispondere. Al fianco di Bondi potrebbero comparire anche due vicecommissari che però dovranno svolgere il lavoro a titolo gratuito.