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mercoledì 20 febbraio 2013
martedì 6 marzo 2012
Conti deposito: i costi di bollo nel decreto fiscale
Tetto massimo e minimo
Calcoli alla mano, significa che per questo 2012 chi ha un conto deposito con importi superiori a 1,2 milioni di euro ha il vantaggio del tetto, che blocca la proporzionalità della tassa al deposito. Molto in sintesi, chi ha un deposito di 1,2 milioni di euro paga la stessa imposta di chi ha una somma più alta. Il vantaggio del tetto massimo, dunque, è per i grandi patrimoni, ma sparisce nel 2013, quando l’imposta diventa progressiva senza più alcun limite massimo.
Il tetto minimo di 34.200 euro, che scatta in questo 2012 e poi resta valido, rappresenta uno svantaggio per i piccoli risparmiatori che hanno depositi inferiori a 34.200 euro.
Chi paga l’imposta
Bisogna sottolineare che in molti casi a pagare questa imposta sarà la banca, non il titolare del conto deposito. Questo succede perché di fatto molti istituti di credito propongono conti deposito con una clausola contrattuale in base alla quale l’imposta di bollo è a carico dell’istituto.
Dunque: per chi ha un conto deposito coperto da questa clausola, non cambia nulla (la banca, nel caso in cui voglia cambiare le clausole, è tenuta a dare un preavviso di almeno due mesi), mentre nel caso i cui non sia previsto il pagamento dell’imposta da parte della banca, sarà il risparmiatore a pagare l’imposta.
Va sottolineato che l’imposta di bollo, che il decreto fiscale estende ai conti deposito, continua a non riguardare il conto corrente, su cui resta il bollo di 34.20 euro annuali con l’esenzione per chi non ha un saldo medio superiore ai 5mila euro.
Norme fiscali
Infine, vale la pena di riassumere come cambiano le norme fiscali relative ai conti deposito incrociando i provvedimenti stabiliti dall’ultimo decreto fiscale con quelli delle manovre precedenti: da una parte, si applica la nuova imposta di bollo (che si calcola a partire dal primo gennaio 2012), dall’altra resta l’aliquota tagliata al 20% (dal precedente 27%) sui rendimenti.
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