- schede carburanti,
- spese mediche
- certificazioni per interessi su mutui indicati nella dichiarazione dei redditi.
Se riportano importi superiori al reale, integrano il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di falsi documenti.
E' questo l'orientamento giurisprudenziale emerso in seno alla Suprema corte, ma che trae origine anche dalla direttiva 117/2012 emanata dall'Agenzia delle Entrate.
Rischia fino a sei anni di reclusione chi indica in una delle dichiarazioni annuali ai fini delle imposte sui redditi, o dell'Iva, elementi passivi fittizi utilizzando fatture o altri documenti relativi a operazioni inesistenti.
Fino al 17 settembre 2011 c'era un'attenuante che prevedeva la reclusione, da sei mesi a due anni, nel caso in cui l'ammontare degli elementi passivi fittizi esposti in dichiarazione fosse inferiore a 154.937,07 euro.
fonte:SOLE24ORE