I contribuenti dovranno salutare dal 2013 la Res, nuova tassa comunale sui rifiuti e i servizi, ennesimo balzello sulla casa del governo Monti. Si era già capito dall'introduzione dell'Imu che la casa sarebbe stata la vittima sacrificale sulla strada del risanamento del bilancio dello Stato, ma alla luce delle nuove tasse le previsioni diventano sempre più fosche. I contribuenti potrebbero ritrovarsi in seria difficoltà davanti ad una pressione definita eccessiva persino dalla Corte dei Conti. Res: cosa succede a Tia e Tarsu?
Il nuovo tributo sui servizi comunali, denominato Res, entrerà in vigore dal 1 gennaio 2013, e a tutti gli effetti andrà a sostituire le già note Tarsu e Tia. Avevamo già detto dell’intenzione del governo Monti di razionalizzare il sistema della tassazione sui rifiuti, eliminando la sovrapposizione tra diverse tasse e introducendo un nuovo tributo riferito più in generale ai servizi comunali. Il termine tributo non è casuale, perché la nuova tassa dovrebbe essere esente da Iva, quindi diventerà impossibile anche la richiesta di rimborso della stessa da parte dei contribuenti.
Il regolamento specifico sulla Res dovrebbe essere emanato entro il 31 ottobre 2012, quindi al momento è impossibile stabilire quanto si pagherà e quale sarà la reale variazione rispetto al sistema attuale. Quel che si sa è che il riferimento per l’imposizione sarà l’immobile e la sua superficie catastale, ma che la Res colpirà sia chi abita in casa di proprietà sia gli affittuari. Il tributo sarà composto da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio e da una quota rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti dal singolo contribuente.
Res, come si calcola
In pratica la Res servirà a coprire non soltanto i costi derivanti dal servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ma anche di tutti quei cosiddetti servizi indivisibili, come la gestione delle strade, la sicurezza, la manutenzione degli impianti fognari e molti altri ancora sempre di competenza dei Comuni. Saranno proprio le municipalità, stante il regolamento statale, ad introdurre poi eventuali misure per la riduzione del tributo in base alle specifiche situazioni (si pensi ad esempio agli immobili non abitativi o le case di proprietà di persone che vivono all’estero).
Al tempo stesso però saranno sempre i Comuni a realizzare la tariffa applicando sistemi di misurazione puntuale delle quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico. Le prime bozze del decreto parlano di una aliquota di partenza del 2 per mille, il che porterebbe ad una stangata di quasi due miliardi di euro. Cifra che, unita agli effetti dell’imposta municipale unica e delle altre tasse, porta il totale dell’imposizione sul mattone a minimo 14 miliardi di euro. Le prime stime, dati anche i rincari già possibili di 30/40 centesimi per metro quadro sulla tassa sui rifiuti attuale, sono piuttosto allarmanti.
Tasse sulla casa, una stangata
La situazione peggiore dovrebbe aversi a Roma, dove per un appartamento di 80 mq in zona semi centrale si arriverà a pagare 851 euro in più rispetto agli anni scorsi. A Milano la cifra scende a 647, mentre per Torino si attesta intorno ai 559 e a Napoli 491 euro (con una tassa rifiuti record di 385 euro, ironia della sorte visti i continui problemi di smaltimento degli ultimi anni). Va solo leggermente meglio a Genova e Firenze, dove la cifra dovrebbe aggirarsi rispettivamente intorno a 471 e 405 euro.