martedì 29 novembre 2011

BUONE NOTIZIE ( previsioni MURC con fasce più ampie )

PIEMONTE: COTA, NEL PIANO ISTRUZIONE PIU’ AIUTI A FAMIGLIE POVERE


(AGI) - Torino, 29 nov. - Piu’ aiuti per le famiglie povere. E’ quanto prevede il piano triennale 2012-2014 per l’istruzione approvato ieri dalla Giunta regionale del Piemonte. Il Piano, gia’ condiviso con i sindacati e con la Conferenza regionale per il diritto allo studio, sara’ sottoposto al Consiglio regionale per il via libera definitivo.
“Un Piano maggiormente a misura delle fasce piu’ deboli - commentano il presidente della Regione Roberto Cota e l’assessore all’Istruzione Alberto Cirio - Il piano triennale per il diritto allo studio ha come caratteristica principale quella di alzare il sostegno economico previsto per le fasce minime. Un piano che prende le mosse da quello sul dimensionamento, approvato dalla Regione nelle scorse settimane, con cui abbiamo salvaguardato le scuole piccole e di montagna, in deroga ai numeri minimi di iscritti previsti dal ministero e prevedendo come eccezione accanto alle scuole montane anche quelle delle aree marginali, come ad esempio le scuole collinari che sono un’altra prerogativa del Piemonte”. Le fasce di reddito diventano quattro: fino a 10mila euro, da 10mila a 26mila, da 26mila a 29mila, da 29mila a 40mila. Inoltre, viene innalzata fino a 40mila euro la soglia limite di reddito per accedervi (prima era di 32mila euro). Chi ha un reddito fino a 10 mila euro potra’ contare su un buono scuola di 1.500 euro per le elementari (contro i 1.080 di prima), 1.800 per le medie (contro 1.440), 2.300 per le superiori (contro i 1.920 euro di prima). Gli assegni di studio invece passano da 240 euro a 260 per le elementari, da 360 a 380 per le medie e da 600 a 620 per le superiori. “L’obiettivo - spiega Cota - e’ soddisfare tutte le richieste che risultano idonee, cosi’ come abbiamo fatto finora”. Altra novita’ del Piano riguarda ripartizione delle risorse alle Province: si aggiunge al criterio della spesa storica anche il numero totale degli alunni, il numero degli alunni disabili, l’estensione territoriale e la distanza media tra i comuni. “Cominciamo per la prima volta - spiegano Cota e Cirio - ad abbandonare la storica spartizione, basata solo su quanto speso da ognuna, per parametrare invece i contributi sulla reale situazione scolastica di ciascuna provincia”. (AGI) Pgi

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