martedì 6 marzo 2012

Fiat, Marchionne: LE FABBRICHE ITALIANE - Salone di Ginevra 2012 Live

Fiat, Marchionne: la Giulia, la Kubang e le fabbriche italiane - Salone di Ginevra 2012 Live
Fiat ha organizzato al Salone di Ginevra 2012 un incontro tra Sergio Marchionne e i giornalisti, in occasione del quale il numero uno di Fiat-Chrysler ha toccato una serie di argomenti d’attualità. Primo fra tutti quello delle fabbriche italiane: “Su Pomigliano è stato preso un impegno e Mirafiori entro l’anno prossimo partirà con almeno un modello Fiat e uno Jeep. Gli altri stabilimenti hanno già prodotti in linea che verranno rinnovati. Non c’è alcuna minaccia per le fabbriche italiane”.
Nel quadro dell’attuale crisi europea il problema non è quello del rinnovamento del prodotto, quanto piuttosto quello della mancanza di domanda” ha affermato Marchionne
rispondendo a chi osservava come due modelli di fondamentale importanza quali Punto e Bravo abbiano ormai parecchi anni sulle spalle.
In merito alla prossima generazione della Punto, Marchionne ha dichiarato che “l’importante è creare un prodotto competitivo”, senza sbilanciarsi sulla data della sua presentazione. Sono dunque possibili alleanze, proprio allo scopo di rendere il modello profittevole: il segmento B rimane come volumi il più importante in Europa per Fiat, ma i margini in questo settore di mercato sono ormai bassissimi.
Fiat, Marchionne: la Giulia, la Kubang e le fabbriche italiane - Salone di Ginevra 2012 LiveFiat, Marchionne: la Giulia, la Kubang e le fabbriche italiane - Salone di Ginevra 2012 LiveFiat, Marchionne: la Giulia, la Kubang e le fabbriche italiane - Salone di Ginevra 2012 Live
“Tutti i concorrenti di questo segmento stanno perdendo denaro e la stessa Volkswagen non genera che margini esili sulle piccole”, ha osservato l’ad. Marchionne si è poi espresso anche sull’accordo GM-PSA, ricordando quello che anni fa legò proprio GM a Fiat. “Si tratta di un accordo che in parte abbiamo già vissuto in prima persona e quella con GM non è stata la nostra esperienza più felice”.
“Va anche detto che sono cambiati i tempi e la struttura di GM in maniera fondamentale dopo la ricapitalizzazione del 2009 e le performance dell’azienda negli ultimi due anni e mezzo. Dal punto di vista della Peugeot vedo in GM un partner molto più forte di quello che trovò Fiat. In ogni caso, i benefici dell’accordo, come hanno detto anche Akerson e Varin, si vedranno negli anni futuri”, ha osservato Marchionne. “Non c’è niente di immediato, non vedremo benefici nei prossimi 2-3 anni”.
Che le “rogne” europee siano al centro dei pensieri degli amministratori delegati in questo momento, lo si capisce dalla loro insistenza sul tema: “In Europa la mancanza di equilibrio tra domanda e offerta sta incidendo sulla nostra capacità di generare profitti e margini. Si tratta di un problema che non c’è da nessun’altra parte del mondo: Brasile, USA, Canada e Messico vanno bene. Il problema è un problema europeo, non cerchiamo altrove compagnia nella miseria”.
Per quanto riguarda gli accordi sindacali inoltre, è stata ribadita la centralità del modello Pomigliano. Prima di tutto però, avverte il dirigente, va risolto il problema della sovracapacità produttiva europea: è un problema europeo e va risolto a livello europeo, non nazionale. “Speriamo che qualcuno ci ascolti a Bruxelles”, auspica Marchionne. Anche perché sono molti i manager d’accordo in proposito, da Renault, a Opel a PSA.
“L’alternativa alla chiusura degli stabilimenti”, ha proseguito Marchionne, “è utilizzare le fabbriche europee per esportare verso mercati exracontinentali”. E qui torna il discorso dell’aumento della produttività degli stabilimenti italiani, l’unico modo per garantire loro un futuro. “Nel caso della Fiat il problema è gestibile, per gli altri non lo so”.
In merito alla progressiva fusione tra Fiat e Chrysler, Marchionne ha sottolineato che la diversa velocità con cui stanno procedendo il ramo americano e quello europeo, non rallenterà il processo di fusione. “Il problema è complicato ma riguarda solo la parte più debole del gruppo, quella europea. Non abbiamo problemi di tempi. Fiat è al 58,5% di Chrysler e ormai gestionalmente le due aziende sono del tutto integrate”.
Esprimendosi en passant sullo stato di salute di Hyundai-Kia (”c’è da imparare dai coreani, li stiamo seguendo attentamente”), Marchionne è poi tornato a parlare di prodotto. “La produzione Alfa in America sarà sempre più rilevante: abbiamo risolto il problema dell’architettura per il segmento D da quel lato dell’Atlantico”.
La produzione della Giulia insomma, il cui progetto è finalmente ripartito, avverrà in uno stabilimento americano e sfrutterà una piattaforma americana. “La macchina adesso c’è”, chiosa l’ad. La Maserati Kubang poi, è “agli ultimi ritocchi di stile”. La sua produzione partirà l’anno prossimo, e il modello di serie non si chiamerà Kubang.
Ultima, lapidaria considerazione, è stata dedicata alla situazione politica attuale, in risposta ad una precisa domanda: “Cosa mi piace del Governo Monti? Tutto”.

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