giovedì 12 aprile 2012

Esodati, il governo lavora alle nuove forme di tutela | Vostri Soldi

Il governo lavora alle nuove forme di tutela
Il ministero del Lavoro è ancora allo studio per trovare una rapida soluzione al problema degli esodati, coloro che hanno lasciato il lavoro in anticipo sulla base degli accordi aziendali, e che ora vedono la data della propria pensione allungarsi a dismisura a causa dell’arrivo della riforna Fornero.
“La sensazione è che il governo voglia meglio circoscrivere la platea rispetto ai 350 mila esodati di cui si è parlato ufficiosamente finora e soprattutto individuare le diverse tipologie, che verranno trattate con strumenti differenti” – afferma il Corriere della Sera – “C’è chi potrà andare con levecchie regole previdenziali e chi appunto dovrà accontentarsi di un sussidio in attesa di raggiungere i nuovi requisiti di età e contributi stabiliti dalla riforma. Il governo, prima col decreto salva-Italia e poi con il decreto milleproroghe, ha previsto una serie di casi per salvare gli esodati, concedendo loro di andare in pensione con le vecchie regole. Ciò è possibile, per esempio, ai lavoratori collocati in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati prima del 4 dicembre 2011 e chematurino i requisiti di pensionamento entro il periodo stesso della mobilità; ai lavoratori a carico dei fondi di solidarietà di settore, come i bancari; ai lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 31 ottobre scorso; a coloro che in seguito a dimissioni volontarie hanno lasciato il lavoro entro il 31 dicembre 2011 e matureranno il primo assegno di pensione entro il dicembre 2013″.
Ad ogni modo, secondo i calcoli fatti al momento del varo della riforma, i lavoratori esodati saranno circa 65 mila. Tra le misure più probabili per la tutela di tali dipendenti, l’utilizzo della nuova indennità di disoccupazione Aspi, che dura fino a 18 mesi, con un tetto di 1.119 euro al mese.
Assegno da 1.119 euro al mese fino alla pensione
Nelle ultime ore sta balzando agli occhi una nuova ipotesi per la risoluzione della difficile situazione degli esodati, di cui tanto abbiamo parlato nel corso delle scorse settimane. L’ipotesi sarebbe relativa all’erogazione di un assegno mensile da 1.119 euro per il periodo in cui gli stessi non percepiscono nè lo stipendio (per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro) nè la pensione (per la mancanza dei requisiti anagrafici).
Il governo dovrebbe infatti aver trovato 3 miliardi di euro l’anno da destinare ai 350 mila interessati dal provvedimento di tutela, che utilizzeranno pertanto lo stesso ammortizzatore sociale già previsto per la mobilità.
L’indennità di mobilità – ricordiamo – prevede un cap mensile di 1.119 euro (e di 13.428 euro annui): moltiplicato per le circa 300 mila unità interessate dall’esodo, giungiamo a quota tre miliardi di euro. Il problema di copertura sarà, tuttavia, legato alla ricorrenza delle uscite monetarie da parte del governo, che dovranno coprire un’attesa da uno a cinque anni di media.
L’indennità non sarebbe pertanto strutturale ma solo transitoria, e richiederebbe probabilmente una sola estensione dei limiti temporali delle vecchie indennità, o una modifica all’attuale disciplina Aspi, con allungamento della durata prevista dalla riforma (18 mesi per gli over 55).
Esodati: quando la legge sconvolge le scelte personali
Su Il Sole 24 Ore ha fatto piuttosto scalpore la situazione (emblematica, poichè riguarda migliaia di ex lavoratori italiani) di una dipendente dell Poste Italiane, che ha accettato di licenziarsi prematuramente in cambio di 10 mila euro e dell’assunzione della figlia con un contratto a tempo indeterminato part time, convinta di poter giungere nel breve termine all’atteso pensionamento.
Tuttavia, con l’avvento della riforma Fornero, il limite temporale del pensionamento è stato significativamente spostato in avanti, con conseguente preoccupazioni da parte di tale ex lavoratrice che – ripetiamo – condivide i suoi tormenti con diverse centinaia di migliaia di persone in tutta Italia (difficile poter stabilire dei numeri attendibili).
“Ufficialmente ho firmato un accordo per l’esodo anticipato in cambio di un compenso di 10.000 euro lordi, che ho realmente ricevuto” – dichiara la dipendente, aggiungendo come la figlia, con il contratto di assunzione, guadagni ora circa 700 euro al mese.
La situazione dell’ex lavoratrice delle Poste Italiane ha pertanto sollevato un problema davvero meritorio: al di là delle scelte personali che ognuno può legittimamente proporre (nella fattispecie, la possibilità di andare in pensione anticipatamente dietro assunzione della figlia e dietro indennizzo di 10 mila euro), quello che appare discutibile è che le procedure di incentivo all’esodo di una grande azienda pubblica vadano a scontrarsi con la triste realtà odierna.
L’avvento della riforna Fornero ha in altri termini avuto il difetto di cambiare le carte in una tavola già pronta, contribuendo a chiudere due porte: quella del mondo del lavoro (la maggior parte degli esodati sono persone over 50 o 60, di difficile reinserimento professionale) e quella della pensione (con allungamento, in certi casi davvero enorme, dei termini per poter andare in pensione).

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