mercoledì 19 dicembre 2012

SIGLATO ACCORDO TUTELA LAVORATORI DOMESTICI (andrea sarubbi)

L'Italia ha firmato la 



sul “lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici”, 
entrata in vigore quest’anno. 

E' quanto si apprende a margine di un convegno organizzato questa mattina dall'Organizzazione internazionale del lavoro al quale hanno partecipato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ed esponenti di Cgil, Cisl e Uil. Il nostro Paese e' il primo in Europa ha siglare la convenzione, entrata in vigore nel corso dell'anno e gia' adottata da Uruguay, Filippine, Mauritius, Nicaragua, Bolivia e Paraguay.

La Convenzione dell’Ilo riconosce loro il diritto a difendere collettivamente i propri diritti e a costituire un sindacato, a una retribuzione minima, a un compenso mensile (con limiti ai pagamenti in natura, tipo il vito e l’alloggio), a orari ragionevoli, a un giorno libero a settimana e l’accesso alla sicurezza sociale, anche nel caso di maternità.

In Italia c’è quasi tutto – anzi, siamo l’unico Paese europeo dotato di un contratto collettivo nazionale in materia – ma per esempio manca un vero e proprio diritto alla malattia: il datore di lavoro paga il 50% dal primo al terzo giorno, il 100% dal quarto all’ottavo, e poi più nulla; l’Inps, invece, non se ne fa proprio carico, perché i contributi pagati dal datore sono soltanto previdenziali. 

C’è naturalmente bisogno di altro, dicevo: i sindacati, infatti, hanno chiesto da tempo politiche in grado di favorire l’emersione dal lavoro sommerso delle circa 700 mila colf e badanti non iscritte all’Inps, attraverso controlli e maggiori incentivi (anche fiscali) in favore della famiglia e degli anziani non autosufficienti. 

È una battaglia importante non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello economico, perché – in un momento di crisi per quasi tutti gli altri settori – il lavoro domestico in Italia continua a crescere: oltre 143 mila nuovi contratti solo nel 2011, con un incremento del 43% nell’ultimo decennio.  

Non saranno le colf a risollevare la nostra economia, d’accordo, ma certamente un tasso di nero superiore al 40% la danneggia ulteriormente.

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