lunedì 21 novembre 2011

Fiat disdetta tutti gli accordi in essere

Con una lettera ai sindacati Fiat disdetta tutti gli accordi aziendali
in atto negli stabilimenti auto (LETTERA)
La disdetta, secondo l’azienda, è una conseguenza dell’entrata in vigore dell’accordo di primo livello che sarà operativo dal 1 gennaio 2012. 

Sergio Marchionne tiene a sottolineare che non si tratta di una chiusura delle relazioni sindacali bensì un invito ad aprire nuovi tavoli di concertazione per stipulare nuovi accordi “uguali o migliorativi”.
Leggendo tra le righe, però, non si tratta che estendere il “modello Pomigliano d’Arco
a tutti i dipendenti FIAT e gli stabilimenti ad essi connessi: si tratterebbe, dunque, di una nuova tipologia contrattuale e relazionale costruendo così, per questa via, il contratto nazionale del gruppo per i 72.000 dipendenti del Lingotto.In questo caso, a differenza dell’azienda campana, non sarebbe nemmeno necessaria la costruzione di una newco poiché, dal 1 gennaio sarà legittimata anche l’uscita della FIAT da Confindustria e, dunque, Marchionne potrà avere maggiore discrezionalità nel comparto delle relazioni industriali.
Con la disdetta ufficiale, il Lingotto, pur rendendosi da subito disponibile a "promuovere incontri per finalizzare e valutare le conseguenze del recesso" e "alla eventuale predisposizione di nuove intese collettive", punta a dare vita a un modello di relazioni inedito per l'attuale quadro sindacale italiano e del tutto autonomo.Intanto, il segretario generale della Fismic, Roberto di Maulo, mostra la volontà di realizzare, prima del 31 dicembre, il contratto nazionale per i lavoratori dell’industria automobilistica."La decisione della Fiat evidenzia la necessità di rompere i residui indugi e realizzare al più presto e comunque prima del 31 dicembre il contratto nazionale per i lavoratori. Il rischio è che in assenza di questo, la più grande azienda italiana proceda ad un regolamento unilaterale che sarebbe la vera fine delle relazioni sindacali nel Paese”, afferma Di Maulo.
Un obiettivo che lo stesso Marchionne ha chiarito oggi parlando agli industriali londinesi.
Il manager italo-canadese - che ha escluso la fusione con Chrysler per tutto il 2012 - ha detto che quest'anno i due brand raggiungeranno insieme i 4,2 milioni di vetture vendute, diventando il quinto gruppo automobilistico al mondo; l'obiettivo strategico dei sei milioni di vetture rimane fissato al 2014.
"L'alleanza con Chrysler ci offre la straordinaria opportunità per affrontare la situazione nei nostri stabilimenti italiani, dove i livelli di produttività sono stati per anni troppo bassi per essere competitivi", ha detto Marchionne, aggiungendo poi: "Questa partnership ci dà l'opportunità di aggiornare il sistema industriale per raggiungere gli standard necessari per competere a livello internazionale e, di conseguenza, essere capaci di produrre per esportare in mercati più esigenti come gli Stati Uniti". Risulta chiaro, dunque, l'obiettivo conclusivo della strategia Fiat nel medio periodo: adottare anche in Italia un sistema di relazioni sindacali e industriali parametrato al modello Usa, col quale recuperare quote di mercato e andare all'assalto dei mercati emergenti.
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